La crisi fa precipitare l’acquisto delle case e quindi delle richieste di finanziamento; mentre ci si rifugia nei canoni. Ecco i dettagli

Ogni giorno viene aggiunto un tassello all’odierna crisi internazionale che sta alzando ad un livello record le spese delle famiglie. Il tutto mentre il potere di acquisto scende, così come cala la capacità di risparmio. Ciò significa che giorno per giorno si avvicina lo spettro del pericolo in cui molte persone non saranno costrette a rinunciare all’acquisto di beni generici di consumo, ma dovranno tagliare anche l’approvvigionamento di beni essenziali.
Laddove di staglia la cronaca di una guerra, il quadro complessivo ne risente dal punto di vista finanziario: i mercati di qualsivoglia indice crollano generando un innalzamento dei tassi sul costo del denaro e dei depositi. Il risparmio, dunque, ha assunto la veste di un perno fondamentale nei contesti sociali in cui è come non mai necessario correre ai ripari con spese extra, meglio se sostenuta dai bonus e dagli incentivi sociali dello Stato.
Famiglie povere: si predilige l’affitto anche se pesano le spese accessorie della casa

Nel corso della primavera, abbiamo assistito ad una conveniente inversione di tendenza dei tassi d’interesse che ha aiutato, in particolar modo, il mercato dei mutui. Proprio nella prospettiva (realizzata) di un nuovo aumento delle percentuali, si è assistito ad una corsa ai finanziamenti che ha specificatamente premiato la richiesta dei mutui a tasso fisso: l’Eurirs, infatti, si era imposto sull’Euribor dei tassi variabili con una stabilità che ha fatto ben sperare i desiderosi di una prima o nuova casa.
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Giunti a settembre, nel mese del temutissimo, ulteriore rialzo dell’inflazione, i vantaggi sono stati annullati da una situazione economica che sta, a tratti, via via incancrenendosi. La crisi ha direttamente trovato una corsia preferenziale: la ricchezza delle famiglie. Vai nuclei stanno passando dallo stato di media povertà ad uno sotto la soglia minima. E con ciò sfuma il sogno della casa di proprietà. Di conseguenza, cala il numero delle famiglie che fa richiesta del mutuo.
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Soltanto il 5% delle famiglie italiane sta restituendo le rate del finanziamento per l’acquisto di un’abitazione. Si parla di circa 3,3 milioni di nuclei familiari. Spopola, al contrario, l’affitto, il quale accompagna le nutrite percentuali della povertà assoluta. Nonostante gravino sui contesti di mutuo gli oneri relativi all’abitazione, con l’ulteriore peso sulla rata, sono tra le locazioni che le spese accessorie hanno un impatto maggiore: quasi il 33% sulle famiglie povere, contro un’incidenza del 6,6% nelle abitazioni di proprietà tra le famiglie più abbienti.





