Pensione vecchiaia 2023 | Requisiti, cifre e modalità

La questione pensionistica continua a tenere banco delle discussioni della maggioranza, anche se i conti pubblici rendono gli spazi limitati

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Pensione vecchiaia (Foto Unsplash)

La questione pensionistica tiene banco nella discussione politica sia tra le forze di governo sia con i partiti di opposizione. Ma anche le parti sociali dai sindacati alle associazioni di categoria degli imprenditori e dei professionisti ne sono coinvolti. Nel governo, che comunque avrà l’ultima parola con la legge di bilancio, la tendenza è ad evitare il ritorno della cosiddetta riforma Fornero.

Si fa strada l’ipotesi di un anno di transizione in vista di una riforma complessiva del sistema pensionistico nel 2024. Infatti il governo sembre voler proporre una misura che posticipi il ritorno del sistema Fornero, che allungherebbe i tempi per l’accesso alla pensione.

Quali requisiti per la pensione di vecchiaia per il prossimo anno

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Pensione vecchiaia (Foto Unsplash)

Una certezza è il requisito anagrafico generale che per la pensione di vecchiaia per i lavoratori dipendenti iscritti all’Inps o ad altre casse di previdenza obbligatoria, compresa la cosiddetta Gestione separata, rimane per il prossimo anno, e anche per il successivo, di 67 anni, oltre a 20 anni di contributi. La pensione di vecchiaia rappresenta da sempre la più importante forma di previdenza pubblica in Italia versata ogni mese dall’INPS in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi.

Oltre ai requisiti accennati possono accedervi i lavoratori di 66 anni e 7 mesi che sono addetti a mansioni particolarmente gravose. Inoltre i lavoratori e le lavoratrici che avranno compiuto 71 anni di età e maturato almeno 5 anni di contributi a partire dal 1996, potranno accedere alla pensione di vecchiaia contributiva.

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Si ricorda, per i lavoratori con contributi solo dopo il 1996, che per poter andare in pensione a 67 anni con l’opzione vecchiaia, bisogna aver maturato una pensione d’importo non inferiore a 1,5 volte il valore della pensione minima. Con la rivalutazione del 7,3 per cento dovuta agli aumenti del tasso di inflazione, l’importo della pensione minima aumenterà e con con questo la soglia per poter andare in pensione.

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Per questo motivo potrebbere esserci dei lavoratori e delle lavoratrici costrette a rimandare il momento per andare in pensione. Quindi un situazione da seguire con attenzione e da valutare caso per caso, soprattutto per chi ha iniziato a versare i contributi dopo la fine del 1995, quindi col solo sitema contributivo.