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Risparmio

In questo caso perdi tutti i soldi del tuo buono fruttifero

Alla scadenza del titolo sembrerebbe scontato l’incasso comprensivo degli interessi, eppure la questione tempo non è sempre una garanzia. I dettagli

Buono fruttifero (Foto Adobe – pensioniora.it)

Lo scorso anno, mentre molti dei suoi utenti saranno stati presi da serie preoccupazioni di carattere economico, il gruppo di Poste Italiane ha festeggiato il centosessantesimo anniversario dalla sua storica fondazione. Se non sono stati propriamente dei festeggiamenti, di fatto il taglio di un nastro così importante ha confermato l’importante ruolo trainante all’interno della economia nazionale, in particolare nelle finanza private dei cittadini.

L’attuale fotografia dello stato in essere dei servizi conferma il consolidamento degli strumenti da sempre appartenenti all’azienda grazie all’apporto potenziato offerto dalla tecnologia, la quale ha reso l’utente maggiormente protagonista, e ancor più autonomo nella gestione dei suoi risparmi, integrato nei profili telematici dei servizi finanziari, peculiarità strappata dalla leadership della banche da tempi oramai non sospetti.

Addio all’investimenti del buono fruttifero se viene ritirato troppo tardi

Poste Italiane (Foto Adobe – pensioniora.it)

Sembrerebbe scontato che nella formazioni dei giovani nuclei familiari, le coppie di genitori si accaparrino tutti gli strumenti a disposizione per salvaguardare i risparmi personali da una gestione obsoleta come quella della conservazione domestica. Inoltre, la ricerca riguarda l’attento approvvigionamento delle modalità per far fruttare quelle piccole e medie cifre che lavoratrici e lavoratori mettono così faticosamente da parte per i loro figli.

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Sin dalla sue origine, le Poste mettono a disposizione strumenti su cui la sua storia non ha più messo margini di discussione, e cioè il tradizionale libretto di risparmio postale e i buoni fruttiferi. Sembra quasi un azzardo parlare di tradizione, poiché dietro l’apparente diaframma del deposito delle somme si cela un articolato sistema di rendimento efficiente anche quando non è necessaria l’attesa di un investimento a lungo termine.

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Fino al Duemila compreso, i buoni fruttiferi hanno avuto una scadenza tradizionalmente trentennale. Oggi, tagliano al massimo il traguardo dei 20 anni. Su questa base temporale, ad ogni modo, succede di tutto: che vengano dimenticati in casa dallo stesso titolare, oppure che vengano addirittura ereditati da soggetti legittimi che non sono a conoscenza della piccola fortuna. Una volta scaduti, i buoni possono dunque essere incassati, presentando il famigerato documento presso l’ufficio postale, ed è solo allora possibile conoscere e ritirare i relativi interessi accumulati. Occorre però prestare attenzione, dato che una volta raggiunta la scadenza, la tempistica di riscossione non è illimitata; infatti, dopo dieci anni, se la somma resta in giacenza alle Poste, il buono fruttifero cade in prescrizione, e la cifra iniziale, assieme al suo rendimento pluriennale maturato, non verranno rimborsati.

Pubblicato da
Roberto Alciati