Novità dichiarazione redditi: cosa cambierà dal prossimo anno

Ecco come verrà rimodulato il pagamento delle tasse dopo aver dichiarato il proprio reddito e quali saranno i vantaggi economici per i contribuenti

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Dichiarazione dei redditi (Foto Adobe – pensioniora.it)

Nel contesto politico italiano, il termine “riforma” risulta una parola estremamente impegnativa: essa sottintende coraggio e volontà unanime dell’assetto costituzionale e ideologico nel dettare una linea nuova, nel rompere uno status quo giunto al capolinea della tolleranza. Troppo spesso le riforme maturano dopo un lungo limbo decisionale dove generalmente fluttuano regole provvisorie e confronti rimandati.

A loro volta, le riforme, proprio per la loro azione di radicale cambiamento, portano con loro  variazioni ad un sistema per la maggior parte non condivise, poiché necessitano del tempo per essere assimilate. Certo, nell’ambito italiano, le riforme si impongono quando oramai la storia le ritiene non più prorogabili. E laddove subentra alla lunga e necessaria riflessione la rapidità, scaturita dalla fretta della necessità, finisce per infiltrarsi impopolarità, iniquità e malcontento.

Novità dichiarazione redditi: quali cambiamenti per l’anno di imposta 2023

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Dichiarazione dei redditi (Foto Adobe – pensioniora.it)

Negli ultimi decenni, non si sono conosciute riforme che, come dire, siano passate alla storia. Anche in termini quantitativi, spesso si è voluto rimediare a macchia di leopardo su un quadro di sistema oggettivamente da riformare. Tra le poche che si conoscono, si trovano dei provvedimenti sistematici che hanno necessitato immediatamente di “correttivi“, come la riforma della scuola negli anni Novanta, o la riforma universitaria dei primi anni Duemila (che ha chiamato, come epilogo, una nuova riforma); e pol c’è la più recente riforma pensionistica: la controversa Riforma Fornero. 

Come si sa, la Legge Fornero ha riscritto i parametri contributivi necessari per accedere alla prestazione della pensione INPS. I termini, tra l’altro, sono sempre gli stessi, ovverosia l’innalzamento dell’età pensionabile dovuta alla riproporzione anagrafica dell’aspettativa di vita. Ciò entra in conflitto con le giovani leve di lavoratori che spingono ad entra nel mercato del lavoro mentre viene tardata l’uscita di coloro che sono in prossimità del congedo.

Novità dichiarazione redditi, nuovi scaglioni IRPEF e detrazioni

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Dichiarazione dei redditi (Foto Adobe – pensioniora.it)

Per questo, annualmente si succedono i nuovi sistemi di pensionamento anticipato, che liberano in un numero tollerabile per le casse INPS, posti di lavoro da destinare al ricambio generazionale. Come sta succedendo con la Quota 103 (congedo a 62 anni di età e 41 anni di contributi versati) sul punto di riferimento della riforma: la pensione di vecchiaia, da raggiungere a 67 anni, una volta maturati almeno 20 anni di contributi.

Con l’odierna crisi economica, il governo Meloni ha intrapreso alcune iniziative per allentare la morsa fiscale sui cittadini; lo si è visto con gli adeguamenti delle pensioni, così come col taglio del cuneo fiscale contributivo per i lavoratori dipendenti che avverrà a dicembre. In questo lavoro, espresso per lo più nella legge di bilancio 2023, viene anche annoverata la riforma degli scaglioni e delle aliquote IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, nel modello 730 della dichiarazione dei redditi.

La riforma fiscale vuole produrre un risparmio fiscale che per il dipendente medio si traduce a 945 euro, e per il pensionato, fino a 758 euro. La nuova ripartizione delle aliquote prevede quattro scaglioni: il primo va da 0 a 15mila euro (rimasto invariato); il secondo, sui redditi tra 15.001 e 28mila euro (invariato); il terzo, da 28.001 a 50mila euro; il quarto scaglione, da 50.001 euro e via salendo.

Ad essi si aggiungono rispettivamente i quattro livelli di pressione fiscale: 23% per il primo scaglione (invariata); 25% per il secondo scaglione; 35% per il terzo; per il quarto, 43%. Infine le detrazioni: per i pensionati, fino a 1.955 euro per i redditi non superiori a 8.500 euro. E via scendendo man mano che il reddito sale: oltre i 50mila euro, non ci sono detrazioni. Per i lavoratori dipendenti, le detrazioni sono di 1.880 euro per i redditi sotto i 15.000 euro annui; salendo, fino a 1.215 euro tra i 28.001 e i 50mila euro di reddito annuo.

 

 

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