Quante volte può essere rinnovato un contratto prima di diventare indeterminato

In un mondo di incertezze il lavoro rimane una costante, tuttavia quanti rinnovi devono essere effettuati prima di passare ad un contratto indeterminato?

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Dopo quanti rinnovi un contratto può diventare indeterminato? (Canva) – Pensioniora.it

Il lavoro nobilita l’uomo, questo è quello che da sempre si afferma ed è una delle verità ancora oggi più vere, il lavoro rende liberi, autonomi e questo non ha prezzo. In un Paese in cui la fuga di cervelli a causa delle scarse prospettive lavorative è una certezza, sono molti quelli che per necessità o mancanza di possibilità devono rimanere in Italia cercando di “arrangiarsi” alla meglio: salari bassi per turni lavorativi estenuanti, questo è quello che offre il Paese ma se è pur vero che la realtà di una parte della nazione non lo è per tutta, ci sono tante realtà che possono offrire un lavoro dignitoso con un compenso adeguato, ma ciò che al con tempo interessa è: dopo quanto tempo da precari si ottiene il contratto a tempo indeterminato?

Contratto indeterminato, dopo quanti rinnovi avviene?

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Dopo quanti rinnovi un contratto può diventare indeterminato? (Canva) – Pensioniora.it

La caccia al posto fisso è l’obiettivo di tanti, molti giovani si sento scoraggiati dalle poche prospettive di lavoro per cui emigrano in altri Paesi e nazioni, tuttavia ci possono essere ancora delle realtà che permettano di realizzarsi nel Bel Paese ma per farlo è anche vero che si deve essere davvero molto fortunati. La domanda che più spesso ci si pone è anche quella di sapere, effettivamente, dopo quanto tempo si può ottenere un contratto a tempo indeterminato? Dopo quanti rinnovi? 

Quando il datore di lavoro assume personale, in base alle regole vigenti e alle normative, può somministrare dei contratti a termine, tempo determinato, che hanno un inizio ed una fine, tuttavia c’è una certa flessibilità che permette al datore di poter somministrare più contratti a termine prima di decidere se assumere il personale a tempo indefinito. Prima di tutto, queste regole variano da paese a paese ma in questo caso specifico, in Italia, il proprietario d’aziende può offrire al personale un contratto determinato che varia dalla durata di 1 mese a 6 mesi, il massimo rinnovabile è di tre o quattro volte prima che il contratto automaticamente sia somministrato in forma indeterminata. Tuttavia il datore di lavoro può all’ultima somministrazione eventualmente decidere di non rinnovare ulteriormente e far perdere cosi la possibilità di un rinnovo a tempo indefinito. Ma come in tutte le cose ci sono eccezioni alla regola, il discorso è differente se parliamo di lavoratori stagionali che hanno a contratti a somministrazione periodica ma che possono essere rinnovati per svariate molte nell’arco di tempo breve e a lungo termine in quanto ci sono dei presupposti diversi dalla norma.

La possibilità quindi di convertire un contratto determinato in indeterminato può avvenire dopo la somministrazione di tre o quattro volte del contratto a termine, a meno che il datore di lavoro non decida di licenziare il dipendente o che quest’ultimo decida di non volere un contratto a tempo indefinito. In più è bene fare la differenza con quelli stagionali che hanno norme e regole diverse in base alla tipologia di lavoro. Per fare un esempio semplice e pratico, se una persona è un’addetto alla pescheria in un supermercato dopo un massimo di 2 anni di contratto determinato passa in modo automatico a indeterminato col bene sta dell’azienda e del lavoratore, se si è cameriere in un ristorante di zona balneare quindi come lavoratore stagionale il numero di volte di rinnovi è superiore e può essere rinnovato per più anni.

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