Beffa pensioni minime 2023 | Cosa molti non sanno

Il governo Meloni aumenterà le pensioni minime ma in realtà, dietro questo aumento, si nasconde una beffa: ecco quale

pensione minima
aumenti pensione minima (Foto Adobe)

Il governo Meloni è al lavoro in queste settimane per mettere a punto la Legge di Bilancio nella quale rientra anche la Riforma Pensioni. Quello delle pensioni è, ad oggi, uno dei temi più caldi in Italia: se il governo non riuscirà a trovare un accordo sui trattamenti pensionistici il rischio è tornare alla Legge Fornero.

Dopo Quota 100 e Quota 102 potrebbe ora arrivare Quota 103. Si tratterebbe, anche in questo caso, di una riforma transitoria in attesa di una promessa strutturale per il 2023 che spazzi via una volta per tutte la Legge Fornero. La Meloni ha poi dichiarato, più di una volta, di voler alzare le pensioni minime: dietro questo innalzamento si nasconde una beffa.

Pensioni minime, la beffa dietro l’aumento

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aumenti pensione minima (Foto Adobe)

Partendo da Quota 103, con questa nuova misure si andrebbe ad abbassare l’età pensionabile da 64 a 62 anni ma, di contro, si alzano gli anni di contributi richiesti che passano da 38 a 41. Chi vorrà uscire dal mondo del lavoro con questa misura dovrà accettare una pensione che non vada a superare cinque volte la minima di 2.850 euro fino a maturazione dei requisiti di pensionamento standard.

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Per quanto riguarda invece le pensioni minime, queste subirebbero un aumento ma, tale aumento, sarebbe molto distante da quanto annunciato in campagna elettorale da Fratelli d’Italia. Le pensioni minime aumenteranno da 525,38 euro fino a 570 euro. In realtà il rialzo è di soli 7 euro: senza l’intervento del governo, infatti, l’importo sarebbe comunque salito del 7,3% per effetti di perequazione e conguaglio.

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L’intervento più importante del governo per quanto riguarda le pensioni resta quello relativo al metodo di calcolo per adeguare le pensioni all’inflazione. Il governo Meloni cancellerà quelli che sono stati definiti come “gli scaglioni Prodi” e ripristinerà le fasce pensionistiche più favorevoli alle casse dello Stato e meno ai lavoratori.

L’eliminazione degli “scaglioni Prodi” comporterà un risparmio di 2,1 miliardi di euro che serviranno a coprire proprio la manovra economica. La maggior parte dei tagli riguarderà le pensioni superiori a quattro volte la minima e quindi le pensioni di importo fino a 2100 euro.