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Certificato medico per febbre, quante volte all’anno si può presentare

Un lavoratore dipendente che si ammala può presentare un certificato medico: ecco il limite massimo annuale di certificati

certificato medico lavoratore dipendente (Foto Adobe-pensioni.it)

L’essere umano non è una macchina per cui è naturale che, nel corso della propria vita, si ammali di quelli che vengono definiti come malanni stagionali. Parliamo principalmente di influenza e febbre, malattie che spesso debilitano molto la persona tanto da non riuscire nemmeno ad alzarsi dal letto, figuriamoci andare a lavorare.

Coloro che sono dipendenti pubblici o privati, in caso di malattia, possono assentarsi dal luogo di lavoro per periodo di tempo determinato durante il quale continuerà a percepire una retribuzione. Il tutto è sancito dall’articolo 2110 del codice civile che disciplina appunto  quest’onere; i giorni di malattia variano a seconda di tanti fattori ed è proprio il medico di famiglia a circostanziare il periodo relativo all’indennità tramite certificato medico.

Dipendente in malattia: quante volte si può presentare il certificato medico

certificato medico lavoratore dipendente (Foto Adobe-pensioni.it)

Come detto, possono usufruire dell’indennità di malattia coloro che possiedono un contratto collettivo nazionale e quindi sono subordinati. Per poter usufruire della tutela la persona malata deve presentare l’apposito certificato medico scritto dal medico di base che attesta l’impossibilità della persona a svolgere il proprio lavoro a causa della malattia.

Per i primi tre giorni di malattia l’indennità è pagata dal datore di lavoro, mentre dal 4° al 180° giorno l’indennità giunge direttamente dall’INPS. La retribuzione, poi, varia nel corso del tempo e dipende dalla tipologia contrattuale; dalla tipologia della malattia specificata sul certificato e dagli accordi con la categoria di appartenenza e interni all’azienda stessa.

Il numero dei giorni di malattia è calcolato in base alla tipologia di sintomi e di malattia che possiede il paziente al momento della visita. In genere, però, il medico di base, può dare un massimo di sette giorni di malattia per le malattie più blande come la febbre. In caso di “ricaduta” ed è possibile estendere il periodo di malattia sino a un massimo di 180 giorni.

Nel caso in cui un lavoratore ha superato i 180 giorni di malattia all’interno di un anno solare non può più quindi usufruire dell’indennità per l’anno in corso ma si può nuovamente averne diritto a partire dal 1° gennaio dell’anno seguente. Ricordiamo che, durante il periodo di malattia, il lavoratore deve essere reperibile all’indirizzo di domicilio fornito all’INPS per le visite di controllo, di accertamento dello stato di malattie.

Pubblicato da
Ramona Buonocore