Opzione donna | Quale potrebbe essere l’ultima novità

Dibattito su Opzione donna continua per modificare alcune delle nuive regole introdotte con la legge di bilancio 2023

Opzione donna riforma
Pensione (Foto Pixabay – pensioniora.it)

La questione delle pensioni resta al centro del dibattito politico e del confronto tra governo e parti sociali. Il confronto è centrato sulla riforma strutturale del sistema pensionistico in previsione del superamento dell’inquadramento previsto con il regime previdenziale Fornero che, pur scontentando un po’ tutti, appare al momento un approdo inevitabile.

Con la riforma Fornero si affronta anche il tema degli scivoli pensionistici per alcune categorie (lavori usuranti e donne su tutti). Nei giorni scorsi, infatti, il primo degli incontri previsti sulle pensioni ha affrontato in particolare l’agevolazione prevista per le lavoratrici, la cosiddetta Opzione donna recentemente riformata in senso restrittivo nell’ultima manovra economica. In contemporanea una serie di emendamenti al decreto Milleproroghe presentati proprio per un ritorno alla vecchia formulazione della norma.

Dietrofront in vista per Opzione donna?

Opzione donna riforma
Pensione (Foto Pixabay – pensioniora.it)

Attualmente l’anticipo pensionistico è previsto solo per 3 categorie di lavoratrici, caregiver familiari, invalide con percentuale almeno del 74 per cento, licenziate o esuberi aziendali, con uscita a 60 anni di età anagrafica e almeno 35 anni di contributi e uno “sconto” di un anno per le lavoratrici con un figlio e due per quelle con 2 o più figli. La richiesta dei sindacati e gli emendamenti parlamentari sono invece per un ritorno, quanto meno temporaneo, alle vecchie regole.

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Quindi si chiede un ritorno ai 58 anni di età per le dipendenti e 59 per le autonome con un’anzianità contributiva di almeno 35 anni. Il governo però aveva bocciato questa formula per i costi eccessivi. Il compromesso potrebbe essere la durata limitata nel tempo della precedente versione di Opzione donna. Questo comporterebbe l’accesso allo scivolo pensionistico di una platea maggiore di quella preventivata con le regole attuali (si parla di poche migliaia di aventi diritto, un mero che andrebbe oltre le 5mila unità).

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La possibilità di accedere anticipatamente alla pensione è molto sentita in alcune settori  usuranti e svantaggiati del lavoro. Ma lo scivolo alla pensione costa un taglio notevole agli assegni mensili, per esempio con Opzione donna del 20/25 per cento. Resta sullo sfondo il ritorno per tutti alla riforma Fornero con la strettoia dei conti pubblici e della tutela dei lavoratori per una risistemazione complessiva del sistema pensionistico.