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Tasse

La Paypal può costarti problemi con l’Agenzia delle Entrate?

Ecco quanto il conto del servizio di pagamento elettronico inficia sul profilo reddituale e patrimoniale osservato dal Fisco. Cosa potrebbe succedere

PayPal (Foto Adobe – pensioniora.it)

Il primo riferimento per la maggior parte dei pagamenti che vengono in larga parte effettuati, cioè quelli di natura elettronica, è rappresentato dal conto corrente. Ad esso sono legate quelle carte bancomat che sovente sono coinvolte per finalizzare gli acquisti online o per passarle dai dispositivi POS presenti negli esercizi commerciali, assieme alle carte di credito e alle carte prepagate ricaricabili.

Dall’estratto conto, poi, ogni utente può ritrovare tutte le spese che hanno contribuito a ridurre il saldo del conto. Dalle iniziali cautele degli inizi, attualmente si ripone una maggiore fiducia nel comunicare i dati della propria carta, grazie soprattutto al miglioramento delle certificazioni di sicurezza che proteggono le maggiori piattaforme di e-commerce. Ma dato che il senso di sicurezza non è mai eccessivo, ci si può affidare su validi strumenti alternativi.

L’Agenzia delle Entrate può provvedere al controllo della Paypal?

PayPal (Foto Adobe – pensioniora.it)

Tra le alternative che supportano i consumatori nel momento in cui viene richiesto loro la modalità e lo strumento per saldare il carrello telematico, si è imposto l’arcinoto conto PayPal, il servizio criptato specifico per i pagamenti elettronici. Associandolo al conto corrente personale, esso medierà nella finalizzazione della transazione, al posto della cessione dei dati della carta.

Il conto PayPal costituisce un conto telematico sostanzialmente ricaricabile, in grado quindi, una volta ricaricato, di non esporre al web l’associazione con un conto corrente. Il funzionamento consiste infatti nel trasferimento dei fondi, da parte di PayPal, dal conto direttamente al compratore. Soltanto al termine di questo “credito”, il servizio attinge in un secondo momento da un conto bancario o una carta di credito.

Ciò ha messo in allerta l’Agenzia delle Entrate, poiché esso rappresenterebbe un deposito reddituale non dichiarabile al Fisco e dunque una parte di patrimonio che rimane oscurata verso gli obblighi ISEE. L’Agenzia provvede pertanto a controllare la PayPal nominativa in virtù del fatto che le è consentito per accordi internazionali stipulati per avere questa possibilità; inoltre, il monitoraggio ha lo scopo di contribuire alla creazione dell’Anagrafe dei conti correnti, ossia il grande archivio che l’Agenzia delle Entrate sta realizzando per controllare tutte le movimentazioni bancarie dei contribuenti.

 

Pubblicato da
Roberto Alciati